Si continua a parlare di rinvii a data da destinarsi, di accordi mancati o rimasti a metà strada. Il comunicato diffuso dice poco o nulla e, a mio parere, appare come l’ennesimo modo per prendere altro tempo. Intanto parole, voci, se e ma accompagnano lo scorrere inesorabile del tempo attorno alla Sangiovannese, alla sua storia e ai suoi tifosi. E quando non si fornisce un minimo di precisione in più, si finisce per alimentare tutto e il contrario di tutto.
Il comunicato non chiarisce lo stato reale delle cose, ma resta su linee generali: la trattativa va avanti, ma su quali basi? E soprattutto, a che punto siamo? Perché, al netto dei tanti discorsi, è questo che la gente vuole sapere. Anche perché questa trattativa appare ormai più lunga e laboriosa che acquistare il Real Madrid.
Il calcio si può fare in modi diversi, in contesti e condizioni differenti, ma deve esserci un comune denominatore: progettualità, organizzazione, trasparenza, sia nella ricchezza sia nella povertà. Tutti elementi che, in questo momento, sembrano non appartenere al club, diviso in mille rivoli e in un continuo palleggiamento di responsabilità che non giova a nessuno. Ditemi voi dove esiste una società suddivisa in tre compartimenti — settore giovanile, comitato e Sangio 1927 — un profilo emergenziale che oggi non ha più senso mantenere.
Si può sbagliare, certo, ma dopo aver creato le condizioni migliori per non farlo. E qui non si parla della scelta di un tecnico o di un calciatore, bensì delle basi quotidiane necessarie per mandare avanti decorosamente la nave. Non si può nemmeno svilire il nostro calcio al livello di una piazza qualunque, amministrando solo per arrivare al buio, senza un progetto sportivo di rilancio e non di mera sopravvivenza.
E non vale il solito ritornello dei “veniteci voi”, perché da sempre il tifoso fa il tifoso e il dirigente, se ha mezzi e volontà, fa il dirigente. Punto.
Le criticità societarie si sono viste anche nella gestione dell’ennesimo turbolento dopopartita di domenica scorsa: sarebbe bastato parlare con una sola voce per chiarire la vicenda e disinnescare sul nascere ogni polemica. Invece no.
Per questo, chi sa parli. Ci dica come stanno davvero le cose: chi esce, se esce; chi entra, se entra; se esiste realmente la volontà di farlo e su quali basi. Attendere ancora potrebbe essere deleterio e non portare a nulla — o peggio, all’inedia e persino alla dimenticanza. Ben venga la buona volontà di tutti, ma qui serve qualcosa in più di un semplice comunicato rassicurante.