Scritto da Massimo Bagiardi – Foto: Roberto Magri (Ottica Merli)

Esperienza mi insegna che quando perdi con un così pesante passivo c’è da stringere la mano all’avversario, chinare la testa, girare il fondoschiena e tornare ben presto a casa per analizzare gli errori e i perché che hanno prodotto nello specifico il risultato. Possiamo metterci tutte le attenuanti che vogliamo, che abbiamo giocato un primo tempo dove è stato creato tantissimo, il rigore mezzo e mezzo fischiato al Figline al contrario del nostro su Borri (l’arbitro nel frangente era all’altezza del Matassino, intendo come distanza dall’azione capitela !) ma anche una serie di errori che hanno prodotto, già al duplice fischio, un doppio svantaggio che è risultato essere la pietra tombale sull’incontro. Diciamolo pure che non ci dice nemmeno bene, ma tutto questo è figlio anche di un momento piuttosto difficile, con una settimana alle spalle dove si è forse parlato troppo sommato a un gruppo di giocatori che, probabilmente, sta accusando le fatiche profuse nel mese di febbraio. Si è visto chiaramente nel secondo tempo, le gambe non giravano come nella prima frazione e alla fine ce ne siamo tornati a casa con l’ennesima sconfitta di questa stagione che sta prendendo una brutta piega. Il collega Leonardo De Nicola ci ha ricordato che siamo arrivati a 10 ko in 24 partite di campionato, sono onestamente troppi perlopiù se si analizzano bene sono giunti, in taluni casi, anche in maniera particolarmente discutibile. È un gran peccato, anche ieri si è visto come il pubblico di San Giovanni risponda sempre presente anche al cospetto di una classifica che non è del tutto positiva ed è questo un prezioso patrimonio che mi auguro non si disperda con il passare del tempo. Arrivati a questo momento della stagione, con l’unico obiettivo di fare almeno altri 4-5 punti per mettersi al sicuro e non credo sia cosa impossibile, è naturale che le attenzioni maggiori si spostino verso l’aspetto societario cui tutti ripongono grandi speranze per il futuro. Faccio parte di coloro che non ha ben capito il senso e il perché del comunicato uscito venerdì mattina dove c’è scritto tutto e nulla – rispetto il pensiero di tutti e altrettanto chiedo sia fatto col sottoscritto perché ognuno ragiona con la propria testa – ma credo si sia tutti completamente d’accordo nell’affermare che o si concretizza come pare questo passaggio di consegne o si rischia concretamente di non vedere più le maglie azzurre alla domenica sui vari campi da calcio. La tifoseria più calda ha garantito sostegno fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata ma a me sembra un semplice quieto vivere perché il rapporto con l’attuale compagine societaria dopo essersi incrinato poco meno di un anno pare abbia avuto ulteriori crepe col passare degli scorsi mesi. E stanno purtroppo emergendo gli stessi problemi d’inizio stagione, se tolgo il buon Giovanni Serafini si vedono col contagocce allo stadio – e solo nelle partite in casa – i maggiori referenti e stessa cosa mi dicono che anche durante la settimana la presenza non sia così massiccia, tutt’altro. Le motivazioni non le so e manco mi interessano devono essere sincero, con la schiettezza che da sempre mi contraddistingue mi sarei aspettato – sempre in fatto di presenza – un qualcosa in più anche da Gennaro Lo Santo che starà sicuramente tracciando la strada al futuro della Sangio ma per come era stato sbandierato l’estate scorsa nel corso della conferenza stampa l’avrei creduto più vicino alla squadra nel lavoro quotidiano. Aspettiamo tempi migliori che vi devo dire, tutti questi piccoli aspetti fanno capire come gli attuali vertici siano stanchi e non abbiano più voglia di rapportarsi almeno coi più grandi e confido poi che certe “supercazzole” si trasformino a breve in un qualcosa di più concreto da leggere e sognare. Perché se al tifoso togli anche questa FONDAMENTALE componente è finita, figuriamoci noi amanti del calcio azzurro che se si esclude la vittoria della Coppa Italia regionale non siamo più abituati a tornare a casa da tempo immane con gli occhi lucidi dall’emozione.