Un passo indietro: di solito quando si va sul triplo vantaggio si inizia a pensare al dopo gara, con telefonate tipo: “moglie, allora ok, parto un po’ prima della fine…”, oppure: “stasera fissa pure la pizza”, dando per scontato il risultato, sia in positivo che in negativo. Invece la Sangio di Colle è riuscita nell’impresa non facile di farsi rimontare tre gol: non è roba da tutti (mai era successo infatti nella storia azzurra, in condizione di triplo vantaggio, di essere raggiunti).

Vanificato così un successo che sarebbe stato importante e quasi decisivo per la lotta play off e pure propedeutico in vista della partita di domani in coppa. Purtroppo sono ancora emersi i limiti della squadra, a partire dalla difficoltà di gestire le partite quando gli avversari ti tornano sotto (cosa che accade fisiologicamente a tutti nei novanta minuti).

Il grande Silvano Angelotti, detto “Ghino”, diceva sempre che al calcio bisogna saper giocare, ma anche essere “furbi”, ovviamente nella liceità sportiva. Congelare il gioco, coprire la palla, rallentare le azioni sono prerogative che purtroppo non appartengono agli azzurri di oggi, sempre un po’ monocordi nello sviluppo stesso della partita, vuoi per la gioventù che per vere mancanze strutturali.

Al netto di tutto ciò, bisogna poi anche non scordarsi quello che di buono questa squadra riesce anche ad esprimere, pur rimanendo diffuso il senso di incompiutezza.

Ed ora il ritorno di Coppa con il Nibbiano Valtidone, che si preannuncia difficile al di là dei giusti propositi della vigilia. Rimonta sì o rimonta no? Il risultato della gara di andata tiene aperto il discorso qualificazione, anche se l’1-2 è un punteggio tradizionalmente scivoloso, perché ti costringe da una parte ad attaccare ma non a scoprirti troppo, pena subire il gol che avrebbe un effetto deleterio. Queste alcune riflessioni.

Perché NO: perché gli avversari, belli riposati per aver saltato il loro turno di campionato contro la seconda della classe, hanno qualcosa in più e forse anche più di qualcosa. Dopo un buon primo tempo, la seconda parte della gara di Piacenza è stata giocata tutta nella nostra metà campo e solo per puro caso, nel finale, il punteggio non ha assunto un connotato più largo e forse definitivo in vista del ritorno.

E la superiorità tecnica non è mai un elemento casuale o secondario, frutto spesso di un progetto definito e figlio anche di una società organizzata e strutturata al meglio, economicamente e non.

Perché NO: per la presenza nei piacentini di tre o quattro giocatori che, a questi livelli, sono apparsi quasi dominanti, a partire dal centravanti Grasso che ha segnato un gol da applausi (e mi dicono non il primo).

Perché SÌ: per l’orgoglio dimostrato più volte dai nostri giocatori; per il paradosso che le condizioni non buone del terreno del Fedini finiranno più per agevolarci che per nuocere, al cospetto di una squadra che appare manovriera e che ha avuto dalla sua un bel vantaggio dal terreno sintetico del Bertocchi.

Perché SÌ: per il pubblico che (speriamo) sarà numeroso allo stadio e, come sempre, non farà mancare sostegno e partecipazione.

Bisognerà poi anche vedere con che spirito la squadra di Rastelli affronterà la partita: il campionato, nonostante una gara da recuperare, non consente distrazioni con il Fiorenzuola a meno uno e il Pontenure a meno due.

Sono sincero e, da tifoso, dico oggi 30 a 70 per le possibilità di qualificazione a nostro sfavore: che non vuol dire non provarci e non crederci… fino alla fine.